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“Sull’essere angeli” e “Pagliacci” al Teatro Carlo Felice di Genova

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Sull'essere angeli-Claudia Catarzi e Mario Caroli-foto Marcello Orselli

Un dittico sul senso della morte, tra ispirazioni fotografiche e aspirazioni digitali

La sera di venerdì 8 ottobre, alle ore 20, si è tenuta al Teatro Carlo Felice di Genova la prima di un dittico, composto da Sull’essere angeli, per la regia di Virgilio Sieni su musica di Francesco Filidei, e da Pagliacci, una nuova produzione in realtà aumentata per la regia di Cristian Taraborrelli sulla musica di Ruggero Leoncavallo. Entrambi gli allestimenti, in scena fino al 17 ottobre, sono stati realizzati dalla Fondazione Teatro Carlo Felice; il secondo in collaborazione anche con Rai Cultura.

L’accostamento di spettacoli dalle poetiche così lontane viene giustificato dal Sovrintendente Claudio Orazi, che sottolinea l’esplorazione di generi come musica, balletto, teatro e cinema “a partire dall’interrogativo di fondo sul senso della morte”.

Sull’essere angeli-Claudia Catarzi-foto Marcello Orselli

Sull’essere angeli

Nel primo pezzo è rievocata la fine autodeterminata della vita, cioè il suicidio della neppure ventitreenne fotografa statunitense Francesca Woodman (Denver, 1958 – New York, 1981). Una sua serie di immagini, On Being an Angel, dà il titolo alla composizione musicale, forse non di facile audizione per un pubblico eventualmente poco avvezzo alla transavanguardia musicale contemporanea.

Francesco Filidei ha presentato il suo lavoro per flauto e orchestra in prima esecuzione assoluta nel 2017. Aveva dichiarato allora che lui, quando scrive per strumento, pensa sempre a qualcosa di reale. Con il procedere del lavoro la linea melodica, immaginata come un “corpo nudo”, è stata a mano a mano “rivestita dall’orchestra”. Le foto inquietanti di Francesca Woodman si sono in qualche modo saldate alla morte di cancro – avvenuta pochi mesi prima – di una giovane pianista, Eleonora Kojucharov, alla quale è dedicato il brano.

“Già come ispirazione il flauto ha un che di angelico”, aveva sottolineato Filidei, e in questa prima assoluta a Genova della nuova versione per il balletto la parte solista è di nuovo affidata a Mario Caroli che, laureato in Filosofia, insegna alla Musikhochschule di Friburgo. Il brano, attraverso le movenze mimiche e di danza della bravissima Claudia Catarzi, urla la solitudine di cui sono impregnate le fotografie della Woodman, su un palcoscenico costantemente in bianco e nero.

Filidei lo definisce “un pezzo tragico che ha un carattere mahleriano nel quale le voci si sciolgono nei registri più disparati”. Virgilio Sieni firma anche la coreografia, le scene, i costumi e le luci, in cui esalta, insieme alla ballerina vestita di un bikini color carne, i temi che ha esplorato la Woodman, come la corporeità e la sessualità.

In poco meno di 30 minuti si sviluppa così la “poetica della fragilità” tra tensione e distensione del soffio vitale che è respiro musicale. L’aria e il vento si percepiscono fisicamente sulla scena, grazie anche a strumenti insoliti che creano soffi, sussurri, suoni metallici e grida. Il senso della gravità terrena diventa lancinante, sin dal primo momento in cui la danzatrice sembra uscire da un sarcofago calato dall’alto.

Si possono cogliere le corrispondenze tra i gesti coreografici e gli autoritratti in cui la Woodman si mostra nuda o seminuda, in cui nasconde il proprio corpo dietro la carta da parati, dentro materiali diversi in cui si avvolge o negli armadi. Quando la danzatrice entra nella teca trasparente e sembra esserne prigioniera in maniera soffocante la musica raggiunge forse il suo acme.

Un altro momento bellissimo è quello in cui la protagonista si muove sulla scena tra un grande specchio incorniciato e una lastra specchiante, i cui riflessi riverberano in sala. Anche questa è una citazione delle immagini immortalate dalla fotografa americana. Infine, la memoria pare affievolirsi, la musica sparisce e le luci si spengono.

Pagliacci-Atto II-Colombina e Arlecchino-foto Anna Gugliandolo

Pagliacci

Dopo 25 minuti di intervallo viene presentata la nuova produzione di Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, opera anch’essa diretta da Andriy Yurkevych, alla testa dell’Orchestra, Coro e Coro di Voci Bianche del Teatro Carlo Felice.

Qui vediamo una rappresentazione della morte ben diversa dalla precedente, proprio perché si tratta di un duplice omicidio. Ricordo che questo dramma in un prologo e due atti è andato in scena la prima volta a Milano nel 1892 ed è ambientato tra il 1865 e il 1870 in Calabria, presso Montalto, nel giorno della festa di Mezzagosto.

Leoncavallo, autore anche del libretto, inventa un Prologo personificato: Tonio, in costume di Taddeo, esprime con questo escamotage un manifesto perfetto del verismo musicale. Uscendo dalle nebbie color seppia e conducendo un’inutile bicicletta, si rivolge al pubblico presentandosi e spiegando che “in iscena ancor le antiche maschere / mette l’autore (…) Ma non per dirvi come pria: «Le lagrime / che noi versiam son false! (…)» / No. L’autore ha cercato invece pingervi / uno squarcio di vita. / (…) Ed al vero ispiravasi”.

Il fatto narrato era, poi, una storia realmente accaduta, un delitto di gelosia avvenuto proprio a Montalto Uffugo, dove un domestico di casa Leoncavallo venne assassinato durante una rappresentazione teatrale. Amore e odio, dolore, rabbia, gelosia, sete di vendetta e risate ciniche definiscono dunque le relazioni tra gli esseri umani: nel primo atto, tra i personaggi, nel classico triangolo dell’opera lirica tra lui (Canio, il capo della compagnia teatrale), lei (Nedda, sua moglie e attrice da fiera) e l’altro (Silvio, campagnuolo) oltre al contendente rifiutato (Tonio, commediante gobbo), ovvero tenore, soprano e due baritoni; nel secondo atto, tra gli interpreti della commedia nel teatro di fiera – un vero modello letterario di metateatro –, cioè Colombina e Arlecchino (Peppe, commediante) sorpresi da Pagliaccio con la complicità di Taddeo.

Nuove Tecnologie

La regia, le scene e le luci sono firmate da Christian Taraborrelli, mentre i video sono di Luca Attilii. La novità dello spettacolo è proprio l’utilizzo di nuove tecnologie, come le proiezioni in grande formato degli sguardi, soprattutto degli occhi di Pagliaccio. Il suo viso prende forma un po’ alla Tony Oursler anche sulle superfici sferiche dei mega palloni del circo. Poi ci sono le atmosfere di quando “suona vespero” e “tutto irradiasi / di luce, d’amor”: le candele si accendono su sfondi animati da gigantesche processioni.

Ma il clou dell’esperienza visiva è la messa in scena diretta, senza quinte classiche, che si ispira a una prassi cinematografica. Grazie alla realtà aumentata, cioè a un semplice processo di chroma key – un classico green screen che si può sostituire con qualsiasi sfondo –, si crea un ulteriore piano narrativo. Qui, su uno schermo collocato nella parte superiore del palco, lo spettatore può leggere le esperienze soggettive di ciascun personaggio, perché restituite in una versione virtualmente modificata.

Non nascondo che la trovata presenta pregi e difetti: se da un lato propone una natura animata a seconda degli accadimenti e delle passioni che si sviluppano nella narrazione – dolce stormire di fronde, vento, burrasca, se non addirittura fuoco che avvampa tra gli alberi della campagna –, dall’altro si coglie una leggera sfasatura, ma abbastanza distraente, tra ciò che avviene sullo scenario spoglio in primo piano e la sua restituzione digitalmente animata.

Interpreti

Il cast vocale si avvale di ottimi artisti, a loro perfetto agio nei gradevoli costumi disegnati da Angela Buscemi. Fabio Sartori, che interpreta con forza un Canio violento e appassionato, commuove sin nelle viscere con il celebre “Ridi, Pagliaccio”, il pezzo centrale dell’opera; Serena Gamberoni tratteggia una figura di Nedda perfetta nel suo ruolo; Sebastian Catana è un convincente, cattivissimo Tonio; Matteo Falcier e Marcello Rosiello sono Peppe e Silvio.

I cori sono stati posizionati in platea, probabilmente per ragioni preventive anti Covid, purtroppo privando così della sua presenza il finto pubblico del teatro nel teatro. Preparati da Francesco Aliberti (adulti) e da Gino Tanasini (voci bianche) risultano comunque vocalmente efficaci.

Andrea Yurkevich è bravo nel dirigere il flusso musicale di quest’opera, che lui definisce “coloratissima, espressiva, tecnicamente sfidante”, capace “di fare provare a chi l’ascolta emozioni vere, di coinvolgerlo nel profondo”. Pagliacci richiede sempre all’interprete molta sensibilità musicale e teatrale: l’abbiamo riscontrata con piacere e l’abbiamo applaudita anche a scena aperta, con vigore. Linda Kaiser

Fotogallery

Repliche

Sabato 16 ottobre 2021, ore 15.00

Domenica 17 ottobre 2021, ore 15.00

Personaggi e interpreti (primo e secondo cast)

Canio: Fabio Sartori / Sergio Escobar (16 ottobre)

Nedda: Serena Gamberoni / Angela Nisi (16 ottobre)

Tonio: Sebastian Catana / Federico Longhi (16 ottobre)

Silvio: Marcello Rosiello / Michele Patti (16 ottobre)

Peppe: Matteo Falcier / Nico Franchini (16 ottobre)

Un contadino: Luca Romano

Un altro contadino: Giampiero De Paoli / Antonio Mannarino (16 ottobre)