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L’onore perduto di Katharina Blum, ovvero come può svilupparsi la violenza (della stampa)

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Teatro della Corte, L'onore perduto di Katharina Blum, gennaio 2020 - Katharina Blum (Elena Radonicich) (foto Simone Di Luca)

L’onore perduto di Katharina Blum è in scena al Teatro della Corte di Genova fino a domenica 26 gennaio 2020, data di conclusione della tournée dello spettacolo, che ha debuttato il 22 ottobre 2019 a Trieste, con la produzione di tre Teatri Stabili – del Friuli Venezia Giulia, di Napoli Teatro Nazionale, di Catania – e con l’adattamento teatrale italiano di Letizia Russo.

Teatro della Corte, L’onore perduto di Katharina Blum, gennaio 2020 – Katharina Blum (Elena Radonicich) e Walter Moeding (Jacopo Morra) (foto Simone Di Luca)

Il romanzo, da cui è stato tratto anche il film omonimo diretto nel 1975 da Volker Schlöndorff e Margarethe von Trotta, è a firma dello scrittore tedesco Heinrich Böll, che lo pubblicò nel 1974, due anni dopo aver ricevuto il premio Nobel per la Letteratura.

Il testo originale prosegue così nel titolo: ovvero Come la violenza può svilupparsi e dove può portare, a giustificare il carattere di pamphlet dell’opera, dato che l’autore stesso aveva provato quanto possano essere invasivi i mezzi mediatici nella vita privata.
Tutto ruota intorno alla figura femminile dell’irreprensibile Katharina Blum, ottimamente interpretata da Elena Radonicich, che ha il giusto physique du rôle e la capacità di restituire in maniera fluida le sfaccettature del suo personaggio, riservato e deciso.

Teatro della Corte, L’onore perduto di Katharina Blum, gennaio 2020 – Katharina Blum (Elena Radonicich), Walter Moeding (Jacopo Morra) e Erwin Beizmenne (Francesco Migliaccio) (foto Simone Di Luca)

La protagonista, dunque, esordisce chiedendo al commissario assistente Walter Moeding – il lato “umano” della legge, impersonato da Jacopo Morra – di essere arrestata per aver ucciso un uomo, di cui non specifica l’identità. A differenza del romanzo, in cui il nome viene subito rivelato, questa scelta permette una maggiore suspense nel racconto, che si presenta come un giallo. Il fatto è già avvenuto e le azioni si svolgono nella forma di un avvincente flashback.

La regia di Franco Però si avvale di una scenografia scandita da paratie grigie, che diventano opache o trasparenti, ed è squadrata e suddivisa in spazi fisici o celle temporali, che talvolta si illuminano all’improvviso, restituendo un senso di simultaneità di azione e sorprendendo lo spettatore.

Katharina è anche la narratrice del testo, un vero e proprio monologo interiore che, almeno nella parte iniziale, penalizza, forse volutamente, l’evidenziazione del suo carattere. Lei è una donna morigerata di 27 anni, che a un ballo di carnevale a casa della sua madrina, Else Woltersheim (Paola Bonesi), incontra un ricercato e sospetto terrorista, Ludwig Götten; trascorre la notte con lui, se ne innamora e lo aiuta.

Teatro della Corte, L’onore perduto di Katharina Blum, gennaio 2020 – Hubert Blorna (Peppino Mazzotta) e Alois Sträubleder (Emanuele Fortunati) (foto Simone Di Luca)

Quando viene interrogata dal commissario capo, Erwin Beizmenne – interpretato da un Francesco Migliaccio dalla giusta brutalità nel torchiarla e minacciarla a suon di insinuazioni –, Katharina dice tutta la verità. Nella vita, lei si prende cura come governante della casa di una coppia di quarantenni progressisti, Hubert e Trude Blorna, un avvocato d’industria e un architetto – interpretati da Peppino Mazzotta, che sa rendere bene la trattenuta tensione e la rabbia sempre maggiore che divora questo personaggio, e da Ester Galazzi.

Non appena la notizia dell’indagine giunge alle orecchie del giornalista cinico e famelico del Bild Zeitung, Werner Tötges – interpretato da Riccardo Maranzana – si innesta la cosiddetta macchina del fango. Deciso a ottenere la prima pagina del quotidiano, in quegli anni del terrorismo di sinistra e della lotta armata, va a scavare nella vita della giovane donna e, diffondendo fake news sempre più scandalistiche, ne distrugge la reputazione e i rapporti sociali.

Teatro della Corte, L’onore perduto di Katharina Blum, gennaio 2020 – Emanuele Fortunati, la sera della prima (foto Linda Kaiser)

Ogni minino particolare viene travisato e ingigantito sulla stampa, attraverso la carica dinamitarda di vuote parole, specchio delle accuse superficiali di benpensanti e moralisti, parodia al tempo stesso di espressioni comuni con le quali manipolare le masse.
Nella vicenda, l’azione ha inizio il 20 febbraio 1974 e si conclude quattro giorni dopo, attraverso una ricostruzione dei fatti che procede per progressivi svelamenti: come ha fatto a fuggire Ludwig, che nessuno ha visto uscire dalla casa di Katharina? Da dove proviene l’anello di valore che lei possiede? Cosa sono le “visite maschili” di cui parlano i suoi vicini?

La tensione drammatica sale di intensità fino all’epilogo, quando entra in gioco anche l’imprenditore e politico Alois Sträubleder – interpretato da Emanuele Fortunati –, l’uomo di potere che rimane nell’ombra, ma si salva sempre; colui che muove le pedine e si compra chi vuole. Katharina, forse, alla fine riacquista l’onore, mentre la macchina del fango, che non si arresta mai, miete nuove vittime.

In due ore intense di spettacolo, senza intervallo, lo spettatore rimane incollato alla poltrona e sembra respirare come un unico grande organismo. Dopo che il cerchio si chiude e si torna alla scena iniziale, vengono tributati a tutto il cast grandi e meritati applausi.
Il testo straordinario di Heinrich Böll, che sviluppa il dibattito attuale sulla deontologia professionale del giornalista e su certa stampa spregiudicata, si ispira anche alla vicenda di Peter Brückner, docente di psicologia di Hannover. Per aver ospitato per una notte la sua vecchia conoscente Ulrike Meinhof, cofondatrice della banda Baader-Meinhof, fu sospeso dal proprio incarico e pesantemente diffamato dalla stampa. Al proposito, Böll stesso aveva preso posizione contro l’istigazione a delinquere scatenata soprattutto dai giornali di Axel Springer.

Teatro della Corte, L’onore perduto di Katharina Blum, gennaio 2020 – Gli interpreti, la sera della prima (foto Linda Kaiser)

Gli istinti incontrollabili del pubblico, quando si vogliono elevare a potere esecutivo, prescindono da un atteggiamento critico e soltanto l’intervento di uno Stato di diritto potrebbe impedire una giustizia fai da sé: l’unica arma che rimane a Katharina Blum per difendersi.

Linda Kaiser