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LA VERITA’ AL PICCOLO DI MILANO

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verita-piccolo-milano verita-piccolo-milanoMILANO. 24 DIC. 13 artisti in scena attorno a un gigantesco fondale dipinto da Salvador Dalí, questo è “La Verità”, spettacolo che la Compagnia Finzi Pasca porterà in scena al Piccolo Teatro Strehler di Milano dal 27 dicembre all’11 gennaio.  Una messa in scena che ha un’origine rocambolesca. “La Verità è tutto ciò che abbiamo sognato, ciò che abbiamo vissuto, ciò che abbiamo inventato, tutto quello che fa parte della nostra memoria”, dice il regista Daniele Finzi Pasca e senza dubbio Dalí è stata la scintilla che ha acceso  la sua fantasia.

Dimenticato in una cassa di legno, nel deposito di un teatro di New York, viene scoperto un meraviglioso fondale. È un pezzo unico, dipinto negli anni Quaranta per la scenografia del balletto Tristan fou, versione “surrealista” dell’opera Tristano e Isotta di Richard Wagner. Ed è appunto attorno a questo pezzo unico che si sviluppa l’idea dello spettacolo “ “La Verità”.

Danzato dalla compagnia ‘International Ballet du Marquis Georges de Cuevas’, il “Tristano pazzo” va in scena per la prima volta il 15 dicembre 1944 all’International Theater di New York. Per questo balletto – storia di “amore nella morte e morte nell’amore” – Dalí crea due fondali: La Forêt des idylles au printemps (La foresta degli idilli in primavera), che rappresenta due grandi figure umane in forma d’albero;L’Île de la mort en automne (L’isola della morte in autunno) ispirata al quadro L’isola dei morti di Böcklin con, al centro, tre enormi teste di cavallo, riferimento al quadro I cavalli del faraone di Herring. Il primo fondale (quello di La Verità) è la scena di apertura di Tristan fou: un’immagine impressionante, folgorante. Per i critici di allora, “troppo  imponente”.

In La Verità Finzi Pasca abbina l’acrobazia, il teatro, la danza e la musica, sviluppando una storia surreale di “mani con dita lunghissime, ombre che deformano le proporzioni, rosso sangue, bianco, il blu del mantello di Maria, scale sospese nel vuoto, equilibri impossibili, corpi che si dislocano, piume e paillettes come se la storia prendesse vita in un vaudeville decadente con un direttore che cerca idee per risollevare le sorti della baracca”. È un poema acrobatico e surrealistico composto dalla visione di un gruppo di creatori dei quali la firma è unica. musiche sound design e co-design coreografie di Maria Bonzanigo, scenografia, accessori e ideazione di Hugojo e L’hugo Hugo Gargiulo. Francesca Camponero

Durata: 2 ore con intervallo

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