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La bohème di Puccini al Teatro Carlo Felice: finire l’anno con un grande classico

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Teatro Carlo Felice, dic. 2019 - La bohème - Quadro II, Musetta (Lavinia Bini) (foto Marcello Orselli)

Al Teatro Carlo Felice vanno in scena venerdì 27 (ore 20), sabato 28 (ore 20) e domenica 29 (ore 15) dicembre le ultime repliche de La bohème, che Giacomo Puccini musicò a fine ‘800 – la prima si tenne al Regio di Torino nel 1896, con la direzione del giovane Arturo Toscanini. L’opera è un classico, fondamentale per il canone operistico italiano, che non ci si stanca mai di riascoltare e neppure di rivedere.

Teatro Carlo Felice, dic. 2019 – La bohème – Quadro I, Rodolfo (Stefan Pop) e Mimì (Rebeka Lokar) (foto Marcello Orselli)

Andrea Battistoni ha diretto le rappresentazioni del 13, 14 e 15 dicembre, mentre le altre tre sono affidate alla bacchetta di Leonardo Sini.

Bohème è considerata un’opera natalizia, proprio perché il quadro primo si apre alla vigilia di questa festa. Il soggetto – il romanzo Scénes de la vie de bohème di Henri Murger – infiammò subito l’immaginazione di Puccini, non appena ci si imbatté.

Teatro Carlo Felice, dic. 2019 – La bohème – Quadro II, Caffè Momus (foto Marcello Orselli)

Come sottolinea Battistoni, i due grandi riferimenti di Bohème sono il Falstaff, cioè l’ultima opera, molto melodica ed espressiva, di Giuseppe Verdi (1893), e L’amico Fritz, opera borghese su situazioni molto semplici e quotidiane, di Pietro Mascagni (1891).

Bohème non è certo una storia astrusa come Il trovatore (con una madre che brucia il proprio figlio per sbaglio), ma è “un miracolo di realismo”, che ci porta a citare ancora oggi le frasi del bellissimo libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. Qui i piccoli sentimenti quotidiani diventano assoluti.

Teatro Carlo Felice, dic. 2019 – La bohème – Quadro III, Marcello (Michele Patti) (foto Marcello Orselli)

In questa versione, che vanta la regia di Augusto Fornari e l’assistenza alla regia di Lorenzo Giossi, si è condotti a una lettura particolare, di per sé stimolante, perché segue il fil rouge del gioco. Tutto parte dall’umorismo e dall’autoironia dei personaggi, un manipolo di studenti scanzonati che vive alla giornata.

La soffitta del quadro primo, nel Quartiere Latino di Parigi, in cui Marcello (Michele Patti, Alberto Gazale) dipinge, Rodolfo (Stefan Pop, Gabriele, Mangione, Matteo Lippi) scrive poesie, Schaunard (Giovanni Romeo, Italo Proferisce) compone musica e Colline (Roman Dal Zovo) filosofeggia, sembra una gaia bomboniera colorata, una casa delle bambole in cui lo spettatore intrufola il proprio sguardo.

Teatro Carlo Felice, dic. 2019 – La bohème – Quadro III, Barrière d’Enfer (foto Marcello Orselli)

Scene e costumi sono stati ideati e disegnati dall’artista genovese Francesco Musante, che ci restituisce appropriatamente una certa leggerezza da burattinaio e da opera buffa, anche quando i personaggi si muovono, nel quadro secondo, tra la folla all’esterno del Caffè Momus, con Musetta (Lavinia Bini, Francesca Benitez) e Alcindoro (Matteo Peirone) che battibeccano.

Il carillon, al quale fuor di metafora viene data la carica perché la scena giri, a un certo punto, però, si rompe. Dal quadro terzo in poi, che si svolge in febbraio, sotto la neve, alla Barrière d’Enfer, tra cancellate, boulevard alberati e desolate casette da fiaba, l’autocoscienza rende adulti questi bambini di 30 anni, costretti a crescere con la malattia di Mimì (Rebeka Lokar, Serena Gamberoni). Il pubblico segue lo stesso percorso evolutivo, tenendo dietro alle meravigliose note nella partitura.

Teatro Carlo Felice, dic. 2019 – La bohème – Quadro IV, Musetta (L. Bini ), Mimì (R. Lokar) e Rodolfo (S. Pop) (foto Marcello Orselli)

Nella soffitta del quadro quarto il cerchio si chiude, il destino presenta il suo conto: la “gelida manina”, la “cuffietta lieve”, i “giorni belli” vengono rievocati con nostalgia, ma non torneranno mai più. Il cast sta al gioco e dentro al gioco, prigioniero dell’ingranaggio fatale.

Buoni interpreti sono tutti i protagonisti (Pop e Patti particolarmente piacevoli), come i ragazzini del Coro di voci bianche del Teatro Carlo Felice: convincenti nei loro ruoli, modulano con passione le loro voci, dalla irridente vitalità iniziale, alla dolente fragilità con la quale si scontrano alla fine.

Teatro Carlo Felice, dic. 2019 – La bohème – Quadro III, Barrière d’Enfer (foto Marcello Orselli)

Sì, Bohème potrebbe essere davvero la dimostrazione di come l’opera lirica costituisca, forse, la forma d’arte più completa, in cui atto per atto, nota per nota, attraverso musica, orchestra, interpreti e arti visive, l’animo umano viene afferrato, analizzato e rappresentato, tra riso e pianto, malizia e innocenza, allegria e solitudine, con significati universali.

Linda Kaiser

Teatro Carlo Felice, dic. 2019 – La bohème – Quadro IV, Soffitta (foto Marcello Orselli)