Demetrio Albertini: “Spazio, compagno e movimenti… chi ha giocato a calcio è avvantaggiato”
Milano – C’è spazio anche per affrontare l’argomento padel a trecentosessanta gradi, al Milano Premier Padel P1. Un ‘argomento che si è ripresentato è quello di… quel “certo non so che”, di quel feeling sempre più forte tra il calcio e il padel. Due discipline distanti anni luce ma “maledettamente” vicine.
Lo spiega un grande del pallone, che adesso fa faville con la pala, uno sport che conosce da anni, Demetrio Albertini, ‘lejenda’ del Milan, vero e proprio veterano del padel dal punto di vista della ‘militanza’.
Albertini infatti scoprì la racchetta corta ai tempi in cui giocava in Spagna nell’Atletico Madrid e poi nel Barcellona. Fu nei primi anni del nuovo millennio e l’amore fu a prima vista con uno sport qui da noi era ancora sconosciuto.
Da lì, la grande passione seguì diverse vie: dallo scendere in campo sempre più convinto e appassionato, all’apertura di alcuni circoli – tra qui quello al CityLife – a Milano attraverso la sua società City Padel Milano, ai tornei, alle sfide con gli amici ex calciatori, alle iniziative a sfondo benefico.
“Il Premier padel milanese è come un Mondiale – dice Albertini, che sta seguendo con grande attenzione le giornate milanesi del grande padel internazionale – e un’occasione magnifica per vedere i migliori giocatori e le migliori giocatrici al mondo”.
E prosegue: “Molte persone pensano che gli ex calciatori fanno progressi rapidi nel padel perché una volta smesso di giocare a calcio hanno molto tempo libero. Non è assolutamente così e ci sono almeno quattro importanti motivi per i quali, addirittura, chi ha giocato a calcio è avvantaggiato rispetto a chi viene dal tennis”.
Eccoci al punto, può spiegarlo: “Riguarda la coordinazione. Il calciatore è abituato a girarsi a destra e a sinistra e a correre indietro, una situazione di gioco che si ripresenta sul campo da padel mentre il tennista, ad esempio, ha quasi sempre la palla davanti a sé.
Certo, poi c’è da fare i conti con il vetro ma quello viene dopo”.
Il secondo riguarda invece l’abitudine a giocare con un compagno: “Il padel di fatto è un gioco di squadra, e chi ha giocato a calcio è abituato ad avere un compagno vicino e a fare scelte in funzione della sua posizione nella gestione del gioco. Anche qui la similitudine con il padel è evidente”.
Poi, c’è la rapidità di pensiero nello sviluppare l’azione.
Nel calcio moderno l’avversario ti è addosso in poche frazioni di secondo e scegliere il da farsi rapidamente è imprescindibile: “Sì, nel calcio devi scegliere velocemente la soluzione migliore per costruire un’azione efficace. Nel padel fai lo stesso per mettere in difficoltà il tuo avversario, creando le condizioni per fargli giocare un colpo difficile tenendo presente la posizione del tuo compagno e dei tuoi avversari. Nel calcio la dinamica è la stessa in un contesto differente”.
Infine, il bene più prezioso sul campo di calcio, la ricerca dello spazio, lo è anche nel padel: “Il calciatore nasce con la continua ricerca e individuazione dello spazio, cioè della zona di campo nella quale piazzare la palla cercando di costruire un’azione da gol.
Esattamente quel che si fa con il padel individuando quei centimetri quadrati di ‘pista’ sui quali far cadere la palla per mettere in crisi il tuo avversario”. Alessandro Bugelli
















































